AENEIS

 

 

Stefano Albarello interpreta frammenti dell'Eneide musicati nell'Alto Medioevo

 

Il manoscritto di cui ci siamo  occupati  e' conservato presso la Biblioteca Laurenziana di Firenze. Il codice consta di 182 fogli e misura 25cm x 17cm. Il primo foglio si apre con un commento generale sull'Eneide in dodici esametri; quasi tutti i libri, eccetto il II e III, sono preceduti da brevi commenti di 11 versi indicati con un titolo un capitolo e una rubrica.

Oltre che per il valore del codice quale testimonianza della diffusione del testo virgilino nel medioevo, cio che qui ci interessa e la presenza di versi dell'Eneide con segni musicali in notazione adiastematica di tipo San Gallese. La scrittura del manoscritto e' databile attorno al X o XI secolo anche se vi sono aggiunte postume come la carta 101 probabilmente del XII secolo.

Una ipotesi che si puo' avanzare e' che il codice possa essere passato per un monastero per motivi a noi ignoti, forse a San Gallo, dove sono state aggiunte da qualche monaco le pagine e i motti. Possiamo ipotizzare che sia appartenuto per qualche tempo ai monaci benedettini, probabilmente ad uso di studio. La cosa non sarebbe poi cosi' strana, inquanto il testo virgiliano fu strumento di studio e oggetto di centonizzazioni nelle scuole medioeveli, l'Eneide era uno strumento di didattica per gli studenti di retorica; lo stesso Sant'Agostino ne testimonia l'uso assai diffuso al suo tempo. Questa ipotesi  puo' essere avvalorata sfogliando le pergamene dove sono presenti varie annotazioni di tipo anche religioso.  

Non  dimentichiamo che al di la' del puro esercizio l'Eneide rappresentava l'angosciosa ricerca da parte dell'uomo della sua vera patria: il Cielo. Per questo a Virgilio attribuirono una anima "natureliter christiana", un precursore della cristianita'.

Ecco dunque perche' forse furono aggiunte certe anotazioni a latere delle nostre pergamene. A carta 77r riguardo al funerale di Micene (en. VI 212-3) "Flebant et cineri ingrato suprema ferebant. Principio pinguem taedis et robore secto"; e' sritto il motto: "In celis Christus", di cui e' difficile dare una spiegazione in riferimento ai versi virgiliani. (La sepoltura di Micene, secondo il "de continentia Virgiliane di Fulgenzio", rappresenta la deposizione della vanagloria). E a carta 89v al verso VI, 897: "His ibi tum natum Anchises unaque Sybillam" e' scritto "Iesus Christus filius aeternus Deus". (I nobili esrcizi dello spirito e la memoria del padre). Analogamente citiamo il motto "Amen laus Deo , Deo gratias" posto alla delle Georgiche e dell'Eneide.

Alcune carte aggiunte conservano inserzioni di testi sacri, come nel caso della carta 182 dove troviamo la sequenza  Notkeriana "Iste dies celebris constant".

Al margine della carta 181v En XII,926-950, triviamo la scritta "Christe eleison, Kyrie eleison" e piu' in basso "Aufer a nobis Domine iniquitatis vias" e piu' avanti la sritta "Sanctus". (la conquista della sapienza trionfatrice).

Un caso assai simile riguarda il codice della Biblioteca National de Paris lat.  7926, dove a carta 154v, En VIII 204 - 233, troviamo il motto "Angelus Domini descendit de caelo et accedens resolvit lapidem" un verso allelujatico di San Gallo. Si ricordi che Hercole fu immaginato nel medioevo come un angelo; nel codice Laurenziano cod. CXII bibl. Strozzi risalente al IX secolo la scena finale dello stesso episodio di Cacus e' illustrata a carta 125v con una immagine raffigurante Hercole vestito da cavaliere che si batte contro un mostro animale. A questo riguardo si vedano le preziose lettere miniate dei codici Virgiliani del XIV e XV secolo dove Enea e i suoi compagni sono rappresentati come signori medievali.

Tornando ai segni musicali in esso contenuti possiamo affermare che essi sono tipici della repertorio religioso, anche se va ricordato che certi canti goliardici quali quelli della raccolta dei di Cambridge e poi dei Carmina Burana ci sono prevenuti con una notazione simile. Ad una simile matrice si rifanno anche certi componimenti epici di San Marziale di Limoges come quelli del codice lat 1150.

Il fatto che versi di un autore non cristiano fossero stati musicati non e' un caso unico, si ricordi l'Ode a Philli: "Est michi novum"  di Orazio conservata nel codice 425 della Facolta' di Medicina Montpellier e l'Ode: "Albius Tibullus" conservata con notazione sempre neumatica presso la biblioteca di Franekere in Frisia.

Non ci e' dato sapere per quale motivo un anonimo studente abbia segnato neumi musicali sui versi dell'Eneide, tantomeno ci e' dato conoscere se veramente fossero oggetto di una esecuzione vocale o non fosse altro che un esercizio scolastico.

Teniamo presente anche che i versi di Virgilio furono assai popolari nel medioevo e questo potrebbe farci supporre che venissero anche musicati e quindi cantati.

L'ambiente in cui il nostro documento nasce e' una era di nuovo fermento anche musicale, accanto alla innodia sacra si sviluppava una nuova tradizione lirica e musicale e' il caso dei "Carmina Cantabrighensia" che raccolgono varie tendenze poetiche e musicali.

La scolastica aveva creato un terreno favorevole per lo studio dei classici; e' l'epoca della crescita dei componimenti ritmici di stampo epico si pensi ai versi di Paolino d'Aquileia "Versus de Henrico Duce".

Ma si tratta anche di un'epoca nella quale le scuole facevano sentire la loro voce; il gusto per una poesia classica era ancora vivo anche se affiancato dei nuovi generi poetici ritmici. E' in questa epoca che Notker il Balbuziente sperimenta il suo criterio ritmico sillabico musicando i versi di un antifonario.

I frammenti musicati riguardano discorsi diretti e di carattere patetico; la musica e' considerata come un elemento che sostiene la parola accentuando l'onda ritmica, creando un movimento istintivo nel linguaggio.

Due frammenti rigurdano il libro IV dell'Eneide, la disperwzione di Didone si esprime con tragica eleganza spingendo la fantasia del nostro anonimo compositore ad esaltare il travaglio di Didone aggiungendo enfasi col suono.

Forse cio' che spinge l'anonimo redattore e' l'afflato quasi cristiano che l'uomo medievale riconosce nei versi virgiliani.

Nel "De continentia Virgiliane" di Fulgenzio e' spiegato il significato dell'Eneide:

I       Il naufragio di Enea e' la nascita dell'uomo

II e III   L'infanzia e il mondo del meraviglioso,  il Ciclope col suo occhio e' il simbolo dello scarso  intelletto e dell'alterigia. La fine dell'infanzia e' sancita dalla morte              di Anchise

IV      L'uomo si da' ai piaceri invischiandosi in tresche illecite (Didone) finche' ammonito da Mercurio torna in se'.

V       Torna il senno, ricordo paterno e giochi in onore di Anchise.

VI      Invocazione della sapienza (tempio di Apollo) deposizione della vanaglori(sepoltura di Miceno)

          Ricerca della verita' (discesa all'inferno).

VII     L'animo si e' fatto sapiente

VIII    Impara i trionfi del bene e del male (Ercole e Caco)

IX-XII  Lotta contro il male e trionfo della sapienza.

ęStefano Albarello

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